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Tino Schirinzi

Un mestiere costruito sull'acqua

Tino Schirinzi raccontato dall’unica persona che poteva farlo in questo modo: sua figlia.
Questo non è solo un libro su un attore. È una ricerca sull’identità, attraverso il teatro.

Perché vale la pena leggerlo

  1. Perché racconta Schirinzi da un punto di vista impossibile da replicare: quello di una figlia che non ha mai potuto parlargli.
  2. Perché è una biografia cercata come un’indagine privata: archivi, ricordi, viaggi, testimonianze raccolte come prove, non come aneddoti.
  3. Perché mostra come nasce davvero un attore: non per talento, ma per ossessione, disciplina, rischio, lavoro quotidiano.
  4. Perché restituisce l’uomo dietro il personaggio: fragile, ironico, inquieto, capace di trasformare la vita in scena e la scena in vita.
  5. Perché contiene voci autentiche di chi ha lavorato con lui: registi, colleghi, compagni che lo hanno amato, odiato, cercato, temuto.
  6. Perché attraversa mezzo secolo di teatro italiano dall’interno, non “descritto”, ma vissuto, con le sue rivoluzioni estetiche e politiche.
  7. Perché studia un interprete irregolare senza mitizzarlo: lo mostra nel suo metodo, nelle sue contraddizioni, nelle sue cadute e nei suoi vertici.
  8. Perché non cerca nostalgia: cerca verità, anche quando è scomoda, e restituisce dignità a una voce rimasta troppo spesso in disparte.
  9. Perché parla a chi ama il teatro come mestiere, come ricerca, come identità: agli spettatori, agli studenti, agli attori, ai registi.
  10. Perché solo una figlia poteva raccontare così, senza retorica: non per celebrare un mito, ma per incontrare un padre attraverso un’arte che lui non ha mai smesso di servire.

SINOSSI DEL LIBRO

Un “guizzo elettrico” all’occorrenza, poetico in molte circostanze.
Tino Schirinzi è stato un protagonista di rilievo del grande teatro italiano, dagli anni sessanta ai primi anni novanta.
Aveva con la sua terra d’origine, la Puglia, un rapporto d’amore e odio. Come si ama una donna che non si potrà mai avere e da cui siamo costretti, nostro malgrado, a prendere le distanze. “È venùte o’ t’hanne mannate?”.
Il desiderio di recitare lo ha portato lontano ma, in ogni momento della sua vita, non ha perduto mai il legame con le voci, i suoni, gli odori della sua infanzia… sono stati la culla da cui attingere la sua arte, la sua genuina singolarità.

Nato da una tesi di laurea, questo libro rappresenta uno studio dettagliato ed esaustivo sul brillante e tortuoso percorso artistico di questo attore tarantino. Una occasione preziosa per ripercorrere, attraverso la vita esclusiva di un individuo, la storia del teatro negli ultimi decenni del Novecento, le vicende di un paese.
Il tutto intrecciato indissolubilmente a rappresentare la trama di un’esistenza.

Alla Munchenbach ha pubblicato questo libro nel 2017. La sua ricerca si sviluppa intorno alla scoperta fatta a 21 anni di essere la figlia del grande attore tarantino. Era l’autunno del 1994 e Tino era morto l’anno prima; i due non si sono mai incontrati e mai potranno farlo ormai.

Questa dettagliata e documentatissima opera è il frutto di una meticolosa ricerca, che ha portato l’autrice a realizzare una biografia appassionante e molto esaustiva con tutta la tenacia e l’amore di una figlia alla ricerca di un padre.

A questo libro si ispira lo spettacolo  Tino Schirinzi – mio padre.

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Prossimi spettacoli

Debutta in forma teatrale “Ma l’amore no” – 22 Marzo

“Meglio Palaia” 12 Aprile a Borgo San Lorenzo

Domenica 22 Marzo 2026 H17.00 - Ma l'amore no

Succedeva spesso, nell’Italia fascista, che una donna venisse portata in manicomio mentre stava andando a fare la spesa. La diagnosi spesso suonava come una sentenza: eccitamento maniaco ovvero immoralità costituzionale. Lo stesso accade ad una donna dei nostri giorni, Ellen, che si ritrova inspiegabilmente catapultata da un supermercato ad un vecchio manicomio in cui il tempo sembra essersi fermato al dopoguerra. Qua, in una sorta di buco spaziotemporale, è reclusa Alida, amante segreta di Mussolini che niente sa della Legge Basaglia e del successivo corso degli eventi. Nonostante le incomprensioni storiche e culturali, le due si confessano, scoprendo in fondo di parlare la stessa lingua, quella della follia d’amore…
Una pièce ironica e surreale che racconta delle prigioni di ieri e di oggi, delle gabbie reali e di quelle mentali.

Spazio Brizzolari
Viale J. F. Kennedy, 188,
Scarperia e San Piero

+39 346 003 4249

con Alla Munchenbach
drammaturgia Ilaria Mavilla
indicazioni di regia Mirco Angelo Castaldo
impressioni sonore Paolo Rossetti Murittu

Domenica 12 aprile - Meglio Palaia

In un bar di provincia dal fascino un po’ retrò, luogo di ritrovo per un’umanità variopinta e generosa, si intrecciano storie, scherzi, canzoni e piccoli sogni quotidiani. A guidare questo microcosmo affettuoso e caotico è la proprietaria: una locandiera dei giorni nostri, energica e intuitiva, capace di tenere insieme clienti, confidenze e tempeste emotive.
Al suo fianco, l’immancabile assistente tuttofare, spalla fedele e complice in ogni avventura. Tra musiche dal sapore evocativo, situazioni ironiche e momenti di sincera emozione, prende vita una commedia delicata e sorprendente, capace di far ridere e commuovere, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza condivisa. Un racconto corale costruito grazie al contributo creativo e personale di tutti i partecipanti, in cui il bar diventa il cuore pulsante delle relazioni e della fantasia. 

Ore 17:00 Corso Matteotti 184.

Borgo San Lorenzo

Per info e prenotazioni

+39 346 003 4249

Regia Alla munchenbach
Assistente regia Francesco Scatarzi

Con Silvano Conciarelli, Marco Coraggio, Gianna Grossi, Adriana Parenti, Alessandro Serra, Anna Toni, Catiuscia Villani e Pasqualina Zappia